cattiverie

“devo prendere appuntamento”

“14 settembre”

“prima non è possibile?”

“non c’è posto”

“mi faccio fare una impegnativa con priorità?”

“non sono esami considerabili urgenti”

“ma io ho problemi grossi”

“lei ha un impegnativa del 16 febbraio, poteva chiamarci a febbraio”

“le spiego perchè…”

“le sto solo facendo notare che c’è un’incongruenza tra le cose che dice. Non ho posto prima, comunque.”

Sono stronzissima, soprattutto dopo che ho discusso col capo. Un altro che la colpa è sempre degli altri…

Buon fine settimana.

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identificazione pazienti

Sistemando cartelle.

Collega: “chi è B.S.?”

Io: “il ragazzo bello e sbadato”

“ah già”

“chi è C.A.?”

“quello che è stato venti minuti a sistemare i referti dei suoi esami prima di andare via”

“non ricordo C.E….”

“quella vestita in modo…. inopportuno

“ah certo!”

 

Quella con la memoria che fa cilecca sarei io, in teoria.

Evidentemente sono anche quella spietata.

(con i medici in genere funziona invece così: ‘chi è XY?’ ‘Quello con l’acalasia pattern II col tracciato bellissimo’. O ‘quella con l’ernia permagna.’

In pratica identifico le persone per patologia o per tratto anomalo del carattere).

 

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Conservare le energie

La collega continua il suo piano ferie obbligato ed è a casa ogni due per tre, ed anche di più.

Io affronto meravigliose giornate di superlavoro… ma sarebbe poi nulla, se almeno il telefono tacesse. Invece suona in continuo.

Durante “l’intervista” coi pazienti, se va bene, ci interrompe almeno tre volte. Io sospiro e loro mi offrono tacita solidarietà. Oppure si arrabbiano e discutono con me. Per il telefono, per il ritardo, per ogni cosa…

Non è una buona idea discutere con qualcuno che poi ti deve infilare un tubo in un qualche orifizio… così per la cronaca.

Poi la collega rientra ed io le chiedo come sta, se si è riposata, come va il ginocchio.

“bene… eh stare a casa fa differenza!”

oppure: “cosa vuoi, quando sai che ti manca poco alla pensione, stai proprio meglio a casa…”

Se non sapessi che lo fa senza alcuna malizia… la sfanculerei di cattiveria!

Anche quando mi fa domande ridicole o sbaglia cose che sa fare benissimo, lo farei.

Invece taccio.

Mi sento molto zen!

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ho visto cose…

“ehm… sono arrivate le divise nuove. Sono tanto grata… ma vi siete dimeticati di accorciarle!”

“no no tranquilla: in sei lavaggi diminuiranno di 5 cm e saranno della lunghezza scelta alla prova”

“se calano di 5 cm io non ci sto più dentro!”

“ma si accorciano soltanto, non si restringono!”

Miracoli della scienza e della tecnica: non sapevo che il cotone si stringesse in un solo verso.

In ogni caso se si accorciano di 5 cm, saranno ancora troppo lunghi. Intanto sembro disgraziata.

Io ho scelto di mettere solo camici. Potevo avere anche casacca e pantalone.

La nuova azienda che fornisce le divise all’ospedale, le ha differenziate per figura professionale: le casacche hanno una riga giallo uovo su colletto e tasche per gli operatori sanitari, verde per gli infermieri e turchese per i tecnici.

Mi avevano detto.

Invece i tecnici ce l’hanno arancione. Ovvero sono quasi indistinguibili dagli operatori. Gli infermieri ora hanno le divise uguali ai dipendenti dell’impresa di pulizie.

Alla faccia della facilità di individuazione.

Il bianco non mi dona, ma giallo e arancio mi fanno sembrare in punto di morte… mi tengo volentieri i camici con strascico…

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di cibo significativo

Ed un’altra infernale settimana è passata.

Infernale soprattutto dal punto di vista climatico, che le paturnie del capo non mi scompongono più di tanto.

Oggi l’afa è al suo massimo. Io che vivo in ghiacciaia le ore più calde, soffro esageratamente le altre.

Per il resto… sono stata piuttosto produttiva, e sono soddisfatta. Forse perchè mi bastano sempre piccole cose per esserlo. Tipo aver attaccato con le grandi pulizie in cucina.

Ho buttato via roba che non ricordavo più di avere.

Riordinare fisicamente ti permette di riordinare anche mentalmente. Ho ricordato il posto preciso dove avevo comperato quella farina semiintegrale, vedere la data di scadenza ha posizionato l’evento nel tempo.

Praticamente ho rivisto la mia vita attraverso conserve di verdura non consumate e farine non utilizzate.

Che cucinare per qualcuno è sempre un gesto d’amore.

E se non lo sanno apprezzare… meglio non farlo.

Sempre più essenziale.

 

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… e palla al centro…

“Sei davvero troppo adattabile….”

“Sei molto intelligente, credo tu sia troppo intelligente per me, mi intimorisci”

A me pare che queste due affermazioni facciano a pugni tra loro. E le ho percepite come deprimenti.

Forse perchè in passato hanno scelto di non scegliermi, nonostante fossi perfetta. E se essere perfetti per una situazione non è abbastanza, allora che possibilità ci sono?

Un amico mi ha fatto notare che sono due complimenti. Maldestri, ma complimenti.

Forse voleva essere una cosa carina anche il “purtroppo ti penso”, altra cosa per me offensiva.

Ecco nella mia vita ci sono sempre balordi di varia specie. In questo periodo sono nella fase “troppo e purtroppo” che è quella dei maschi che vedono le qualità ma ci si sentono a disagio o non hanno la più pallida idea di cosa vogliano…

Eh sì… un passo avanti. Prima mi sentivo non abbastanza, ora so di essere troppo.

Il risultato finale non cambia.

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Piccole cose

E’ un periodo molto faticoso. Ora inizia anche il caldo a peggiorare.

Ho avuto una settimana infernale, il sabato a grattare muri…. il lunedì non è iniziato granchè bene.

Ho detto al capo, appena rientrato, abbronzato e già incazzoso, che la collega farà un mese in più di assenze. Nessuna risposta.

Bene. Allora penso al vaso pieno di ortensie sul mio tavolo, e progetto cambiamenti nella camera del principe. Andrò a prendere un paio di sandali nuovi, che servono, e cerco un modo per poter andare a fare shopping con mio figlio, che ne ha bisogno. Pregusto la prima zucchina raccolta nel mio piccolo orto, perfetta per un risotto. Visualizzo gli allium e l’iperico in fiore, e la litiodora che sta rifiorendo. Ricordo chiacchiere e risate.

Chi dovrebbe non si preoccupa? Non mi preoccuperò io. Ho già abbastanza da fare lo stesso.

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